La fiaba di Marco

Le storie a distanza provano profondamente le coppie; è difficile sentire vicino chi fisicamente è distante.

L’amore però può crescere anche su terreni tanto impervi e germogliare infine fiorendo.

Questa fiaba narra la storia di una coppia e delle traversie legate proprio alla distanza, al superamento di ostacoli e complicanze fino a giungere al coronamento di un sogno: il congiungimento sotto lo stesso cielo e la nascita del piccolo Marco.

Nella fiaba la coppia è rappresentata da un falco avventuroso ed una tenera rosa; la committente, nonna del bimbo, è la saggia civetta che protegge la giovane famiglia.

Buona lettura!

C’era una volta,

un campo di grano colmo di spighe mature che fluttuavano nel vento caldo dell’estate, era così bello che molti uccelli sorvolandolo non resistevano alla tentazione di scendere in picchiata e sgranocchiare qualche  fragrante chicco.

Lungo il campo crescevano decine di fiori variopinti e tra questi una sola pianta di rosa, bella sì ma ahimè senza nessun fiore.

Un falco, sceso a banchettare nel campo in cerca di piccoli insetti non poté fare a meno di notare la rosa che solitaria tra papaveri e fiordalisi si stagliava verde tra il giallo dorato del grano.

‘Cosa fai qui tutta sola?’ le chiese

‘Cresco ed attendo il mio fiore…’

‘Cosa? Non vedi che sei l’unica rosa nel campo? Dovresti essere con le tue simili!’

‘E allora tu che voli da solo? Dov’è il tuo stormo?’ rispose piccata la piantina.

‘Altrove, oltre quegli alberi, ’ disse il falco ridendo dell’impertinenza della rosa  ’resteremo qui per tutta l’estate e poi migreremo lontano in cerca del caldo e di cibo.’

‘E di altre piante con cui chiacchierare, immagino…’

‘Sarà difficile  – rispose il falco – vedi, piantina, io parlo solo con le rose e ne non avevo mai vista una tutta sola in un campo di grano! ’

‘Lo so, il mio seme deve essersi perso e cullato dal vento è approdato qui ma mi piace, sai? I fiordalisi mi raccontano storie buffissime e le margherite in primavera mi allietano con le loro filastrocche!’

‘I tuoi però sono i fiori più belli di tutti…’

‘Non saprei, ho molte foglie che perdo in inverno ma per ora io non sono mai fiorita’ rispose la rosa.

‘ Hai voglia di raccontarmi com’è fatto un mio fiore?’

‘Certo!’

E fu così che il falco e la rosa iniziarono a chiacchierare divenendo inseparabili.

Ogni mattina il pennuto salutava i suoi amici appollaiati sugli alberi nel bosco e sfrecciava veloce nel cielo per raggiungerla; lei di rimando lo attendeva e gli raccontava le storie che ascoltava dai fiori, dalle gocce di rugiada, dall’erbetta che dopo la mietitura iniziava a crescerle tutt’intorno.

L’estate trascorse in un baleno scivolando in un autunno mite e piovoso, era tempo ormai per il giovane uccellino di partire in cerca di un’altra estate prima dell’arrivo dell’inverno.

‘Non voglio lasciarla…’ confidò il falco alla saggia civetta.

‘E se il gelido inverno dovesse farla seccare?’

‘C’è una sola soluzione per evitarlo’ rispose la civetta, ‘prendi dei piccoli rametti, steli secchi di grano e fili d’erba e ponili intorno alle sue radici, proprio come se stessi costruendo un nido per te.’

‘Ed a cosa servirà?’ chiese l’uccellino confuso.

‘A tenerla calda quando non ci sarai…se le costruirai un nido intorno la tua amata rosa sopravvivrà di certo al rigore invernale e quando tornerai la troverai ancora più bella!’

L’uccellino si mise subito al lavoro e raccolse quanti più rametti poté creando intorno alla piantina un nido accogliente e caldo; quando era stanco la rosa lo cullava con i suoi dolci racconti ed insieme riposavano godendosi gli ultimi giorni miti dell’anno.

Arrivò il momento della partenza ed il falco triste e commosso dovette volare via, certo che la civetta avrebbe vegliato sulla rosa fino al suo ritorno.

L’inverno fu lungo e molto rigido, cadde persino qualche fiocco di neve che imbiancò tutto il campo e spolverò di bianco i rami ormai spogli della rosa.

Il nido però aveva sortito l’effetto desiderato, malgrado il gelo e la neve, la piantina non solo sopravvisse ma all’arrivo della primavera si scoprì cresciuta; foglie tenere le adornarono i lunghi rami e tutti coloro che passavano di lì non potevano non restare ammirati dalla sua bellezza.

Finalmente quando ormai la primavera aveva lasciato il passo all’estate un piccolo bocciolo comparve su uno dei suoi rami.

La rosa sorrise, non aveva fatto altro che sognare per tutta la vita di vederlo spuntare e sapeva che se non fosse stato per il nobile falco che con amore e pazienza l’aveva messa al riparo dal freddo il suo fiore non sarebbe mai sbocciato.

‘Non vedo l’ora che torni e lo veda!’ disse la rosa alla civetta che sempre aveva vegliato su di lei durante l’assenza della rondine.

Ed una mattina d’estate, ecco il cielo riempirsi di ali: centinaia di uccelli felici sorvolarono il campo e tra loro lui, il falco, speranzoso di trovare la sua rosa ad attenderlo.

‘Un bocciolo!’ esclamò.

‘Sì, non è meraviglioso? Raccontami del tuo viaggio mentre attendiamo insieme che sbocci!’ gli rispose la rosa.

E così, la pianta ed il falco attesero chiacchierando lungamente finché un giorno la rosa sbocciò, candida e luminosa come una stella.

Quel bocciolo si dischiuse in una calda giornata d’agosto: Marco, fiore amato e desiderato.

E fu così che vissero tutti e tre felici e contenti in un’estate perenne di petali, foglie, piume ed infinita gioia.

 

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