C’era una volta un riccio che un giorno si svegliò ritrovandosi
senza aculei.
“Oh no- esclamò – come farò adesso, mi sento nudo e tutti mi prenderanno in giro! Resterò nella mia tana per sempre!”
Il povero riccio sconsolato prese a piangere così forte che la sua tana iniziò a tremare.
E con la tana il tronco d’albero in cui era ricavata, e con il tronco i rami e con i rami le foglie.
Passava di lì uno stormo di cigni selvatici, uno di loro incuriosito dal tremolio dell’albero cercò di posarsi su di esso ma le oscillazioni erano così forti che cadde e proprio di fronte alla tana del riccio.
“Ahi – disse il cigno – che male, perché tremi sciocco di un albero!”
Il cigno continuava a lamentarsi non riuscendo a riprendere il volo; cosicché il riccio lo udì e desideroso di aiutarlo uscì fuori dalla tana per soccorrerlo dimenticandosi dei suoi guai.
Il grande uccello intanto si era ripreso e sbatteva nervosamente le ali per riprendere il volo e raggiungere il suo stormo.
“Tutto bene?” chiese il riccio preoccupato.
“Ma tu vivi nell’albero che trema?”
“No, il mio albero non ha mai tremato!”
“Ah, no?!Ma se mi ha scaraventato a terra e nella caduta ho pure perso qualche piuma.”
“Mi dispiace mi sa che è colpa mia, ero così disperato…” disse il riccio ricominciando a piangere.
“E perché mai?”
“Eh, noi ricci quando piangiamo ci chiudiamo in noi stessi, stretti stretti e diventando come delle palline, rotoliamo a destra e a sinistra sbattendo di qua e di là.”
Il cigno lo guardò stupito e gli disse: “Sei forte riccio, devi esserlo per riuscire a far tremare un albero tanto grande… ”
“No, non è vero e poi non ho neanche gli aculei, guardami sono nudo e pieno di lividi e sono all’aperto e tu mi vedi… ” e scappò nella tana piangendo a dirotto.
Il cigno riprese il volo e raccontò l’accaduto agli amici; lo stormo commosso dalla storia del forzuto riccio decise di andare in suo soccorso.
Cominciarono a volare sopra il suo albero che ancora tremava e fecero cadere ognuno una piuma circondando di una pioggia soffice e candida la sua tana.
Il piccolo riccio non si accorse di nulla, troppo preso dal suo rotolare e dopo un po’ cadde in un sonno profondissimo.
L’indomani mattina quando si svegliò fece capolino dalla tana e si accorse del meraviglioso tappeto bianco che lo circondava.
Lo stupore e la gioia per questa straordinaria visione lo fecero balzare fuori a correre e rotolare sulle piume.
Quando si fermò c’erano tutti i suoi amici del bosco che lo guardavano con gli occhi sgranati, colmi di meraviglia.
Quando se ne accorse urlò: “No, non guardatemi, non ho più i miei aculei, sono bruttissimo!”
Ed istintivamente fece per tornare nella tana.
Ma quando provò ad entrare si accorse che la porta era troppo stretta.
“Dovrai allargarla…” disse lo scoiattolo, ridendo.
“Così sei proprio alla moda!” aggiunse la puzzola.
“No, che non lo sono, i ricci hanno gli aculei ed io no!”
“E chi lo ha deciso? Da oggi hanno anche le piume!” disse il paziente albero.
Il riccio allora si accorse che le piume dei cigni avevano sostituito i suoi aculei rendendolo l’animale più soffice ed elegante del bosco.
Fece una sfilata per i suoi amici che lo guardavano ammirati, allargò la porta e tornò alla sua vita di sempre, sorridendo, da quel momento non avrebbe più pianto per il suo aspetto e non importava se appariva diverso da tutti i ricci del bosco, lui era unico perché aveva dei buoni amici, nel bosco e nel cielo.
Che bello avere degli amici!
Bella storia di amicizia!
Interessante!
Fiaba da raccontare
Mi piace !
Ispirata da buoni sentimenti, brava.