C’era una volta in un luogo tanto lontano, un chicco di caffè che se ne stava appeso su di un minuscolo ramo.
Il chicco chiedeva sempre alla sua mamma pianta perché fossero lì, fermi tutto il giorno, tutti i giorni.
“Possibile che sia tutto qui?” chiedeva.
La sua mamma scuoteva leggera le foglioline verdi e accarezzandolo con esse si chiedeva da dove saltasse fuori quel suo chicco strampalato, solo tra centinaia a far domande così incomprensibili.
“Siam fermi qui perché la terra mi nutre attraverso le mie lunghe radici, le mamme hanno spesso fame, piccino mio, devono crescere ed essere forti per nutrire i loro figli ma un giorno viaggerai molto, Chicchetto… te ne andrai lungo le strade del mondo con i tuoi fratelli, visiterai luoghi lontanissimi e sarai ricercato e voluto da grandi creature, gli umani, che si muovono di continuo ed avranno cura di te”.
Le storie che la mamma pianta raccontava erano affascinanti ma Chicchetto non era sicuro che ci fosse del vero in quei racconti, un giorno però, quando ancora la luce del sole non aveva arroventato la terra calda su cui la mamma poggiava, arrivarono gli esseri di cui gli aveva tanto parlato.
Chicchetto tutto felice ed un po’ emozionato pensò che era finalmente arrivato il momento di partire e visitare il vasto mondo… già assaporava il tocco gentile di quelle strane piante animate e così, quando fu il suo turno chiuse un pochino gli occhi e si lasciò afferrare assieme ai suoi fratellini.
Qualcosa però non andò per il verso giusto… la presa non era stata abbastanza forte o troppo generosa era la manciata di chicchi che la creatura aveva scelto di prendere cosicché, in un lampo, il piccolo chicco si trovò a terra, separato dalla mamma e dai suoi fratelli che andavano via allegri e chiacchierini.
“Ed ora cosa farò?”
Chicchetto si guardò attorno e non vide nulla, se non altre mamme che parlavano una lingua che lui non capiva, perché ogni pianta ha un suo linguaggio misterioso che solo i suoi figlioletti possono comprendere.
Si mise a piangere, colto dalla disperazione e da qualcosa che non aveva mai provato prima: solitudine.
Pianse così forte che tutte le piante non poterono non sentirlo, cosa fare? Come aiutare quel povero piccino?
Una di loro, senza bisogno di dire nulla, iniziò ad oscillare approfittando di un vento lieve e caldo che si era appena levato come per magia… e con lei tutte le altre finché non parve che il campo di caffè fosse preda di una sorta di danza, il tentativo di un richiamo. Ma verso chi?
La figura maestosa che le piante attendevano non ci mise molto ad arrivare; planando dall’alto, iniziò a sorvolare il campo e più si avvicinava più le mamme muovendosi creavano una sorta di moto vertiginoso per mostrarle il luogo esatto in cui scendere, il luogo in cui Chicchetto piangeva disperato.
Scese fino a lui e senza dover arrestare la sua corsa aprì appena il becco ed accolse il chicco nel calore della sua bocca, al sicuro.
Chicchetto non credeva a quanto stava accadendo, all’improvviso sentì uno strano calore tutt’ intorno e poi dopo la brusca caduta sperimentata poco prima, un salire, velocissimo, oltre le mamme piante, oltre il campo, oltre ogni cosa, fino al cielo!
E saliva, saliva e poi scendeva in picchiata verso un mondo che mai il piccolino avrebbe immaginato tanto variegato ed affascinante fin quasi a sfiorarlo e poi tornava su e tutto ritornava a rimpicciolirsi, divenendo lontanissimo.
All’improvviso la quiete.
Il chicco allora sentì per la prima volta il tocco dell’erba, morbida e setosa che lo avvolgeva tutto e lo faceva sentire al sicuro.
Alzò lo sguardo e vide l’autrice di quel prodigioso viaggio.
Piume dorate, nere e bianche, occhi penetranti e dolci…
“Chi sei tu?” chiese.
“Sono la custode dei chicchi perduti…gli esseri umani mi chiamano aquila.”
” E dove siamo ora?”
“Ora sei a casa, Chicchetto… c’è un posto per tutti a questo mondo ed io mi occupo di aiutare chi, come te, si sente solo e confuso e non può riuscire a trovarlo da solo, ora devo andare… vedi questa erbetta soffice? Ti aspettava, così come la terra su cui sei adagiato; ti faranno compagnia, saranno con te quando sognerai di diventare una pianta, come la tua mamma, ti sosterranno mentre raccoglierai le forze per germinare e ti incoraggeranno nel lungo percorso che ti attende perché tu possa diventare grande e forte.”
” E perché lo faranno?”
“Per amore, Chicchetto… solo per amore ma non chiedermi cos’è o perché c’è, l’amore è un mistero che non può essere spiegato ma solo vissuto, è una fame di bene che colma il cuore di gioia e sostiene e nutre non solo chi lo riceve ma anche chi lo prova.”
Chicchetto sorrise, in fondo non era poi così importante capire, mentre guardava l’aquila allontanarsi sentiva il calore della terra che lo avrebbe accolto sempre di più e l’erba tenerina lo solleticava così deliziosamente che seppe in cuor suo di essere davvero a Casa.
Fiaba densa di positività.
Grazie, Marina, hai saputo cogliere uno dei messaggi più importanti della fiaba.
Fiaba interessante
Fiaba da raccontare!!!!!
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L’amore è un mistero! Brava !!!
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