
C’era una volta un papero tutto giallo di nome Dadù.
Dadù viveva a Piccolo Stagno, poco più di una pozzanghera d’acqua, assieme a cinque pesci, otto paperi, sette rane ed i loro girini.
A onor del vero la popolazione dello stagno cresceva di continuo ma essendo tanto piccolo i suoi abitanti finivano col conoscersi tutti ed i discorsi che facevano tra loro erano sempre gli stessi.
“ Hai visto che salto lungo ha fatto rana Renella?” diceva un papero ad un altro.
“ Oh sì, ha saltato due sassi ed è planata sul terzo, bravissima!”
Dadù si annoiava a guardare sempre le stesse facce e sentire sempre le stesse storie, sognava vi fosse uno stagno più grande dove poter sguazzare liberamente, avere tutto lo spazio che voleva e tanti nuovi amici con cui giocare.
La situazione peggiorò quando una nuvola pigra e capricciosa decise di fermarsi proprio sopra lo stagno, cosicché da tanti giorni aveva preso a piovere, una pioggerella sottile sottile che non finiva mai e rendeva lo stagno ancora più grigio circondato di fango appiccicoso.
Un giorno arrivò allo stagno una tartaruga che camminava a passo lento riparandosi dalla pioggia con una foglia di nasturzio, aveva affrontato un lungo viaggio e doveva rifocillarsi prima di proseguire.
Dadù non perse l’occasione per presentarsi ed iniziare a chiacchierare con lei.
“Da dove vieni?” le chiese.
“Da una vaschetta in bilico su un davanzale…”
‘Quante cose conosce questa tartaruga!’, pensò stupito Dadù “ E, dimmi, cos’è una vaschetta?”
“Uno stagno ancora più piccolo di questo con un alberello di plastica nel centro, mi annoiavo talmente tanto di star lì tutto solo su quel davanzale che dopo essermi esercitato per mesi, mi sono arrampicato sull’alberello e sono saltato giù!”, disse fierissima la tartaruga.
“E non ti sei fatta male?”
“No, no, ho atteso che l’erba del prato al di sotto del davanzale crescesse abbastanza da creare un soffice tappeto sul quale sono atterrato senza un graffio!”
La tartaruga si chiamava Scheggia ed era diretta a Grande Stagno, “…un posto favoloso al di là della collina: una grande distesa d’acqua e rocce ed alberi veri davvero!”
Dadù si fece pensieroso e poi disse alla sua nuova amica : “ Sarà difficile che tu possa arrivare laggiù, Scheggia cara, non offenderti ma lo sanno tutti che la velocità non è il forte delle tartarughe.”
“Che vuoi dire?” chiese Scheggia cadendo dalle nuvole.
“Che voi tartarughe siete lente, lentissime!”
“Oh – sospirò Scheggia – in effetti ho impiegato tanto tempo per raggiungere Piccolo Stagno che pure è molto vicino al prato sotto il davanzale. Sai, non avendo mai conosciuto altre tartarughe pensavo solo di essere fuori allenamento!?”
“No, no, avete le zampine molto corte e portate con voi la vostra casa sotto forma di guscio è ovvio che questo vi rallenti…”
“Hai ragione, uffa! –esclamò la piccola testuggine guardandosi – Volevo così tanto andare a Grande stagno; un uccello che un giorno si era fermato sul mio davanzale, prima di riprendere il volo mi ha raccontato che lì c’è sempre dell’erbetta freschissima ed il sole tutti i giorni! Dovrò rinunciarci e restare qui.”
“No, che non devi! Ti porterò io a Grande Stagno!” disse Dadù e raccontò a Scheggia di quanto volesse andarsene da quel piccolo luogo piovoso e trovare un posto tutto nuovo dove stare.
Scheggia sarebbe stato il compagno di viaggio perfetto, conosceva la strada che gli aveva indicato l’uccello e Dadù l’avrebbe portata sulle spalle in modo da viaggiare più veloci ed arrivare presto a destinazione.
L’avventurosa testuggine fu d’accordo e così dopo qualche giorno salutarono tutti e partirono per la loro avventura! I due raggiunsero dopo qualche tempo la collina che da lontano non sembrava così alta ed impervia.
Ed invece una volta arrivati e vista la gran salita che li attendeva Dadù fu preso dallo sconforto, era stanco, gli mancava casa e non era abbastanza forte per superare la collina, specie con Scheggia sulle spalle.
“Non ce la faremo mai!” disse il papero piangendo.
Scheggia provò a consolarlo come poteva ma ammetteva anche lei che sarebbe stato difficile superare tutti soli la collina, così raccolse dell’erba fresca per sé e qualche mela selvatica per il suo amico, conosceva ormai i suoi gusti e sapeva quanto Dadù ne fosse ghiotto.
Mentre i due si rifocillarono sentirono un rumore provenire da dietro una siepe “Ahi!Ahi!”.
“Chi va là?” chiesero i due amici spaventati.
“Sono io, Roro… ” sbucò fuori dalla siepe un coniglio marrone con zampe possenti e orecchie lunghissime.
“Ciao Roro, io sono Scheggia e lui Dadù, perché ti lamenti?”
“E soprattutto perché ci spiavi?” chiese il papero indispettito
“Mi sono nascosto nella siepe per osservarvi da vicino e non mi sono accorto che è piena di spine, credo che una mi sia entrata nell’orecchio, fa male ma ho zampe troppo grandi per toglierla, povero me!”
Il papero e la tartaruga si guardarono e poi scoppiarono a ridere.
“Ben ti sta!” esclamò Dadù
“Non sai che non si origliano i discorsi altrui?” aggiunse Scheggia
“Avete ragione ma non sono riuscito a trovare il modo giusto per presentarmi così mentre decidevo mi sono nascosto e la spina mi ha punto, ahi!”
Dadù si avvicinò al coniglio, in effetti la spina c’era ma da solo non avrebbe potuto raggiungerla, così Scheggia salì sulle sue spalle, proprio come avevano viaggiato, si mise in equilibrio sulle due zampette posteriori mentre con quelle anteriori raggiunse la spina e la tolse.
“Grazie, grazie mille! Come posso ricompensarvi per la vostra gentilezza?”
“Facile, -dissero in coro- accompagnaci oltre la collina!”
“Niente di più semplice, salite su!”
E così Scheggia la tartaruga salì sulle spalle di Dadù il papero che a sua volta montò sulla schiena di Roro il coniglio il quale trotterellando li condusse oltre la collina e ancora più lontano fino al famoso Grande Stagno.
Una volta raggiunto però i tre rimasero sorpresi da ciò che videro: una enorme distesa di terra completamente brulla. Una vasca vuota senza una goccia d’acqua, né papere, né tartarughe, né rane con cui giocare. ‘Cos’ era accaduto?’, si chiesero.
“E’ stato il sole.” disse una civetta che abitava in un tronco d’albero vicino allo stagno “Il sole cocente senza neanche una goccia di pioggia ha pian piano prosciugato lo stagno…”
“Ed ora come faremo?” chiese Scheggia in lacrime
“Non piangere, cara tartarughina, poco distante da qui, oltre la collina c’è uno stagno su cui ha piovuto così tanto da essere diventato ancora più grande di quello che c’era qui…”
“Ma è il mio stagno!” esclamò stupefatto Dadù.
“La nuvola capricciosa è stata spazzata via dal vento qualche tempo fa , l’erbetta è ricresciuta e tutti gli abitanti di Grande Stagno si sono trasferiti lì.”
“Incredibile! “ disse la tartaruga “abbiamo fatto tutto questo viaggio per niente!”
“Non dire così. il bello di un viaggio non è la meta ma il viaggio stesso; i paesaggi e gli amici nuovi che si incontrano lungo il percorso ed ogni viaggio che si rispetti finisce proprio dove era iniziato… a casa!”
Gli amici si guardarono e compresero che la saggia civetta diceva il vero, era ormai giunto il momento di tornare a casa, chiesero a Roro di partire con loro ed accompagnarli nel viaggio di ritorno, il coniglio acconsentì aveva finalmente superato la sua timidezza e trovato due nuovi amici, non voleva certo perderli ma aveva saltellato troppo per affrontare di nuovo la colina con Scheggia e Dadù sulle spalle.
Decisero così di camminare ognuno con il proprio passo, Roro andava avanti e tornava indietro a raccontare ai suoi nuovi amici quanta strada mancasse per raggiungere Piccolo Stagno, li avvertiva sui pericoli del percorso ed indicava loro scorciatoie per accorciare il tragitto.
Dadù trotterellava lesto e mentre aspettava che Scheggia, la più lenta dei tre, li raggiungesse, raccoglieva erba fresca per lei in modo che ogni volta che si riunivano mangiavano qualcosa tutti insieme e si rimettevano in forze per camminare ancora. Ogni tanto la civetta li sorvolava e vegliava su di loro durante la notte.
Dopo molti giorni i tre arrivarono a Piccolo Stagno che ormai era diventato grandissimo, la civetta aveva avvisato tutti del loro arrivo cosicché furono accolti con una grande festa
in cui risero, scherzarono, riabbracciarono i loro vecchi amici e ne conobbero di nuovi.
Bella favola e che simpatici questi animaletti !
Grazie, Angelo, il divertimento è parte integrante di ogni favola,a presto con nuove storie buffe!
Sarebbe fantastico avere un piccolo Roro come amico! Bella Fiaba…….
E’ vero, Beatrice, intanto possiamo provare noi a comportarci come Roro e poi vedere cosa accade!
Fiaba molto bella!
Mi piace
Un’ amicizia così ci vorrebbe anche nella realtà…..